Con l’affermarsi su larga scala dei progetti di intelligenza artificiale nelle aziende, si sta delineando una nuova dinamica tra le figure del Chief Data Officer, del DSI e del RSSI. In Intescia, Alfred Ortolani (Chief Data Officer) e Baptiste Bouffaut (Chief Technology Officer) riflettono su questa riorganizzazione del cuore nevralgico dell’organizzazione e sul ruolo centrale che i dati vi occupano ormai.
Da ricordare
- Stretto coordinamento dei flussi di lavoro. Dati, sicurezza e aspetti operativi sono ora allineati sin dall’avvio di un progetto di IA, e non vengono più affrontati uno dopo l’altro.
- Il ruolo del CDO si è evoluto da “fornitore di dati” a “garante della qualità dei dati”, condizione indispensabile per evitare che l’IA amplifichi gli errori.
- Il CDO e il CTO si stanno avvicinando, ma non si fonderanno. Le due aree di competenza rimangono troppo specifiche e complementari per poter essere gestite da una sola persona.
- Il Responsabile della Sicurezza dei Sistemi Informativi (RSSI) sta acquisendo maggiore autonomia, con l'obiettivo di collocarlo allo stesso livello gerarchico del CDO.
- Il trio si amplia con la conformità (DPO/GDPR), che d'ora in poi sarà integrata fin dall'inizio dei progetti al pari dei dati e della sicurezza.
- L'accelerazione deriva tanto dall'intelligenza artificiale quanto dalla prototipazione rapida, che appiattisce le fasi tradizionali e costringe i reparti a lavorare in sinergia.
Da una collaborazione sequenziale a un lavoro di squadra fin dal primo giorno
La constatazione iniziale: il Chief Data Officer collabora davvero di più con il duo CIO/CISO dall’avvento dell’IA?
Alfred Ortolani, Chief Data Officer: «Vorrei precisare subito una cosa: non è tanto la frequenza della collaborazione ad essere cambiata, quanto piuttosto la sua sequenza. Prima, ogni funzione interveniva a turno: il business, poi i dati e infine, eventualmente, la sicurezza. Oggi, in Intescia, dove i dati sono il prodotto venduto ai clienti, tutte le parti coinvolte partono dalla stessa linea di partenza. Siamo tutti sulla stessa linea di partenza e lavoriamo insieme fin dall’inizio.»
Baptiste Bouffaut, Chief Technology Officer: «Questo cambiamento non deriva solo dall’intelligenza artificiale in sé, ma anche dalla velocità con cui vengono ora realizzati i prototipi: la prototipazione rapida appiattisce le fasi del processo e rende insostenibile la vecchia logica sequenziale».
Da fornitore di dati a garante della loro qualità
In che modo si traduce concretamente questo cambiamento di approccio per il Chief Data Officer?
Alfred Ortolani: «In passato venivo coinvolto nella fase finale, per mettere a disposizione set di dati già identificati. Il mio ruolo si è evoluto: non si tratta più solo di fornire dati, ma di garantirne la qualità, condizione imprescindibile affinché i modelli di IA non riproducano o amplifichino errori derivanti da dati corrotti o instabili.”
Baptiste Bouffaut: «Per accelerare i tempi garantendo al contempo la sicurezza di questi flussi, il responsabile della sicurezza informatica (RSSI) viene ora coinvolto sin dall’avvio del progetto, al fine di verificare in anticipo che i requisiti di sicurezza vengano rispettati. Ogni progetto è ora sottoposto a una sorta di revisione generale, strutturata attorno a tre aspetti fondamentali: la disponibilità di dati attendibili, l’esposizione ai rischi di sicurezza e l’equilibrio tra stabilità, ricavi e costi.»
Una collaborazione, non una fusione delle funzioni
Di fronte a questa crescente convergenza, dobbiamo aspettarci l’emergere di una figura ibrida, a metà strada tra il Chief Data Officer e il Responsabile della Sicurezza Informatica (RSSI)?
Alfred Ortolani: «Sono categorico: c’è effettivamente un avvicinamento delle funzioni, ma escludo qualsiasi fusione. Le due figure professionali si basano su competenze troppo specifiche per poter essere ricoperte da una sola persona. Da un lato, la governance, la qualificazione e l’industrializzazione dei dati (con meccanismi di convalida del tipo «human in the loop»); dall’altro, le sfide della sicurezza informatica in continua evoluzione, indissociabili dal rispetto delle normative locali.
A mio avviso, riunire i due ruoli in un’unica figura comporterebbe una perdita in termini di rapidità o di competenza. Vorrei inoltre sottolineare la natura del dialogo tra il CDO e il RSSI: non si tratta di punti di attrito, ma di aspetti di interesse comune, risolti in un’ottica di collaborazione piuttosto che di contrapposizione."
Il RSSI, presto allo stesso livello del Chief Data Officer
Come si articola questa collaborazione nell'organigramma di Intescia?
Baptiste Bouffaut: «Attualmente, in Intescia, il RSSI fa ancora parte della Direzione dei Sistemi Informativi, ma questa struttura è provvisoria. Data la crescente importanza del suo ruolo nel contesto dei progetti di intelligenza artificiale, l’obiettivo è quello di farlo evolvere verso una funzione più trasversale, posizionata allo stesso livello del Chief Data Officer, con una potenziale nuova denominazione: head of security.
Dai silos alla collaborazione: una trasformazione guidata, non spontanea
Questo avvicinamento è avvenuto in modo naturale o è stato necessario dargli una spinta?
Baptiste Bouffaut: «Due anni fa, quando sono entrato a far parte del gruppo, l’organizzazione era ancora fortemente compartimentata. Per abbattere questi compartimenti stagni sono stati necessari nuovi processi, tra cui il più determinante rimane il coinvolgimento sistematico del RSSI fin dall’inizio di un progetto e non più solo al momento del suo avvio, nonché la sua presenza costante nei comitati di coordinamento (steering committees).
Questo trittico si amplia, del resto, con una terza funzione: la conformità (GDPR, DPO), pienamente integrata negli stessi comitati e negli stessi processi, mentre in precedenza ne era esclusa."
L'intelligenza artificiale, acceleratore di una dinamica già avviata
L'intelligenza artificiale è all'origine di questa trasformazione, oppure si è limitata ad accelerare un processo già in atto?
Baptiste Bouffaut: «I dati erano già al centro dell’organizzazione ben prima dell’ascesa dell’IA, poiché costituiscono il prodotto venduto da Intescia. Ciò che l’IA ha cambiato è il ritmo: l’azienda deve ora rendere disponibili più dati, sotto la pressione di un mercato in cui i grandi fornitori di modelli cercano attivamente di accedere a dati proprietari e differenziali. Questa maggiore esposizione rafforza automaticamente la necessità di sicurezza e di governance congiunta.
Questa accelerazione si traduce in termini molto concreti: un aumento del numero di progetti da gestire contemporaneamente e una presenza quasi costante del responsabile della sicurezza informatica al fianco dei team che si occupano di dati."
Una figura di Chief Data Officer più visibile, perché più cruciale
Il Chief Data Officer sta vedendo la propria figura professionale acquisire maggiore riconoscimento grazie all’intelligenza artificiale?
Alfred Ortolani: «Per me non è una questione di prestigio, ma di responsabilità di fronte al rischio. I dati devono ormai alimentare due flussi essenziali: la consegna ai clienti e l’alimentazione degli stessi modelli di IA. Questa doppia responsabilità rende la funzione più visibile, non perché sia valorizzata simbolicamente, ma perché un errore ha ormai un impatto diretto e immediato sull’attività. La sfida, a mio avviso, non è evitare ogni errore, ma riuscire a reagire rapidamente: risalire la catena per identificare se un errore proviene dalla produzione, da un dato corrotto o da un dato che ha alimentato in modo errato il modello.”
Intervista a cura di Alexandre Savigny